“Take a deep breath, pick yourself up, dust yourself off, and start all over again.” Frank Sinatra

Fai un bel respiro, risollevati, togliti la polvere da dosso e ricomincia tutto un’altra volta.


La carriera

Frankie Swoonatra, “colui che faceva svenire le sue ammiratrici” (dal verbo swoon svenire), o anche conosciuto in Italia come The Voice è considerato una delle più grandi voci pop del XX secolo.

Smoking, sigaretta e whisky, rigorosamente Jack Daniels, una voce calda e ricca di sfumature, hanno fatto di lui il sex symbol dalla personalità affascinante e carismatica. Colui che ha saputo rinnovare la musica popolare americana del secolo scorso conferendo alle canzoni un volto intimo, vulnerabile e personale.

Nomi e numeri

Francis Albert Sinatra nasce da immigrati siciliani il 12 dicembre del 1915 a Hoboken. Muore d’infarto a 82 anni il 14 maggio del 1998 a Los Angeles in California.

Artista con un’attività invidiabile, dai primi anni Trenta fino al 1995, anno in cui tenne il suo ultimo concerto dal vivo, calcò la scena dello spettacolo per oltre 60 anni, con più di 150 milioni di dischi venduti in tutto il mondo, diverse apparizioni nel mondo cinematografico, un Golden Globe come attore non protagonista per il film “From here to eternity” e molte collaborazioni con alcuni degli artisti più attivi sulla scena americana tra cui: Tommy Dorsey, Count Basie, Duke Ellington, Nelson Riddle, Sammy Davis Junior, Dean Martin, Antonio Carlos Jobim, Ella Fitzgerald.

Come spesso accade agli artisti, la vita sul palcoscenico e la sfera privata sono due mondi diversi. Osservare da vicino questi grandi artisti ci restituisce un’immagine più profonda, reale e ci ricorda che, al di là delle mitizzazioni, c’è una persona in carne e ossa, con il proprio carattere e la propria personalità. Pare che Sinatra abbia avuto un carattere particolarmente impulsivo e non mancarono occasioni in cui divenne protagonista di situazioni alquanto spiacevoli. Il 9 aprile del 1947 al Ciro’s nightclub ebbe una discussione con il giornalista del New York Mirror, Lee Mortimer: dalle cronache dell’epoca si legge che il giornalista chiamò Sinatra “Dago” (termine dispregiativo riferito agli italiani) e discusse sui legami del cantante con la mafia. Sinatra gli sferrò un pugno e dopo essere stato arrestato, dovette risolvere la questione davanti ad una corte. Una notte del 1967 al Sands, uno dei più famosi casinò di Las Vegas, dopo aver raggiunto un debito di 500.000 dollari, ubriaco si mise alla guida di una golf cart e si schiantò sulla porta d’entrata rompendo il vetro in mille pezzi, tentò anche di dar fuoco ai divani e le tende con il suo accendino.

Ebbe diverse relazioni amorose e fu sempre circondato da molte donne. La sua quarta moglie disse che “il gin lo rendeva meschino” e lo descrisse come un Dottor Jekyll e Mr.Hide, il matrimonio burrascoso con l’attrice Ava Gardner lo portò per tre volte al suicidio. Il cantante soffriva di gravi depressioni, in un’intervista del 1950 ammise:

“I have an over-acute capacity for sadness as well as elation”

Ho una acuta propensione alla tristezza tanto quanto all’euforia.

In quegli anni venne trovato dal suo manager steso a terra singhiozzante dopo aver tentato il suicidio nel suo appartamento di New York.

Sinatra e la mafia

Oltre che con le ammiratrici Sinatra dovette fare i conti anche con l’FBI che redasse negli anni un dossier di 1.275 pagine contenente foto e intercettazioni del cantante con volti noti ai servizi segreti. Personaggi del calibro di Paul Gambino, il numero uno della mafia italo-americana; Sam Giancana, pezzo grosso della mafia di Chicago e Paul “Skinny” D’amato, detto Mr Atlantic City, re indiscusso del gioco d’azzardo. Il padrino di battesimo di Sinatra fu Willie Moretti, uno dei boss della famiglia genovese e la sua prima moglie Nancy Barbato era la prima cugina di uno degli affiliati di Moretti. Sinatra stesso ammise che, se non fosse stato per la sua passione per la musica, sarebbe “probabilmente finito a fare il criminale.” Frank Sinatra negò sempre pubblicamente di intrattenere affari o collegamenti con cellule mafiose nonostante le svariate prove che testimoniavano il suo rapporto stretto con i vari boss della mafia italo-americana durate tutta la sua vita. Nel 1981 dovette testimoniare come indagato ad un processo nel quale negò ogni accusa e non fu mai incriminato.

L’FBI tenne sotto controllo Frank Sinatra anche per le sue inclinazioni politiche ed il suo schieramento pubblico a favore della lotta per i diritti civili; nell’epoca del maccartismo, caratterizzato da un’esasperata contrapposizione nei confronti di persone, gruppi e comportamenti ritenuti filo comunisti, personaggi pubblici come Frank Sinatra furono tenuti sotto stretta osservazione.

Sinatra e il razzismo

 “We’ve got a hell of a way to go in this racial situation. As long as most white men think of a Negro as a Negro first and a man second, we’re in trouble. I don’t know why we can’t grow up. It took us long enough to get past the stage where we were calling all Italians “wops” and “dagos”, but if we don’t stop this “nigger” thing, we just won’t be around much longer.” 

Abbiamo un sacco di strada da fare in questa situazione della discriminazione razziale. Finchè la maggior parte degli uomini bianchi pensa al Negro prima come Negro che come uomo, abbiamo un problema. Non so perchè non riusciamo a superare questa cosa. Ci è voluto così tanto tempo ad oltrepassare la fase in cui tutti gli italiani venivano chiamati “wops” (giovane dal comportamento spavaldo, volgare, violento) e “dagos” (termine dispregiativo utilizzato negli Stati Uniti e in Canada sempre riferito alla popolazione di origine latina), ma se non fermiamo questa cosa del “nigger” non andremo da nessuna parte.”

Frank Sinatra, figlio di due immigrati italiani (padre siciliano e madre ligure) entra a contatto find a bambino con la discriminazione razziale nella sua città natale. Hoboken, in New Jersey, all’epoca è un crogiolo di irlandesi, italiani, afroamericani ed ebrei con diversi problemi di integrazione.

“Quando ero giovane la gente era solita chiedermi perché dessi dei soldi al Naacp (National Association for the Advancement of Colored People). Ero solito dire ‘perché ci siamo stati anche noi. Non c’erano solo i neri appesi alla fine di quelle f…. corde» (facendo riferimento al linciaggio di 11 siciliani a New Orleans nel 1891).

Nel 1945 Sinatra realizza un cortometraggio The House I Live In contro l’antisemitismo e l’intolleranza razziale e a partire dagli anni ’50, alla guida del Rat Pack, gruppo di artisti di diverse etnie, razze e credenze religiose, formatasi a Las Vegas, inizia ad esporsi pubblicamente per i diritti della popolazione afro-americana.

Nei tardi anni Cinquanta, gli artisti neri potevano esibirsi nei casinò, ma non potevano mangiare né dormire nel locale. Sinatra, insieme ai musicisti del Rat Pack (tra i componenti del Rat Pack c’era Sammy Davis Jr., musicista nero ebreo, grande amico di Sinatra e attivista per i diritti civili) e della sua etichetta discografica Reprise decide di boicottare gli hotel e i casinò che rifiutano l’ingresso a gente di colore: qualora un hotel non ospiti musicisti afroamericani, anche lui decide di non alloggiarci:

“Se i miei musicisti devono vivere tutti nell’altra parte della città, allora non avete bisogno di me.” Frank Sinatra

Famoso l’episodio in cui Sinatra, dopo aver appreso che Nat King Cole cenava in camerino perchè “Coloreds aren’t allowed in the dining room at the Sands” (alla gente di colore non è permesso entrare nella sala da pranzo del Sands) minacciò di licenziare tutti i camerieri se la situazione non fosse cambiata.

Tali comportamenti giocarono un ruolo importante nello sconfiggere la segregazione razziale nel Nevada.

Le canzoni

Tra i brani più famosi possiamo ricordare “Strangers in the Night”, “My Way”, “New York, New York”, “The girl from Ipanema”, “I’ve got you under my skin”, “The lady is a tramp”, “Fly me to the moon”.

John Lahr, critico teatrale americano, disse di lui:

“Sinatra presented the song like a landscape he’d restored, painting himself into the picture so masterfully that it was impossible to imagine it without him.” John Lahr

Sinatra presentava la canzone come un paesaggio che lui stesso restaurava, dipingendo se stesso all’interno dell’immagine con tale maestria da rendere impossibile provare a pensarla senza di lui.


“May you live to be 100 and may the last voice you hear be mine” Frank Sinatra

Possa tu vivere fino a cent’anni e che l’ultima voce che tu udirai sia la mia.

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