“When I’m dead, I want to be remembered as a musician of some worth and substance.” Freddie Mercury

Quando sarò morto voglio essere ricordato come un musicista di valore e sostanza.

La voce

“Una forza della natura con la velocità di un uragano”. Così veniva definito Mr. Bad Guy e per anni la leggenda creatasi attorno a lui ha voluto attribuirgli un’estensione vocale di piu di 4 ottave. Nonostante sia sempre stato definito tenore (la voce maschile con estensione più acuta), ad oggi sappiamo che le sue corde vocali erano probabilmente quelle di un baritono, con la capacità di cantare anche nell’estensione da tenore e in falsetto. Sembra che i problemi di tabagismo e di salute lo costrinsero ad utilizzare più spesso un timbro baritonale negli ultimi anni della sua carriera.

Un fattore fisico probabilmente agevolò la grande estensione vocale di Freddie Mercury. Il cantante nacque con iperdontia, una malattia genetica rara che colpisce l’apparato dentale facendo crescere denti in soprannumero. Mercury aveva quattro incisi in più con la conseguenza di avere una cavità orale più grande, questo poteva significare anche più spazio di risonanza e quindi probabilmente una maggiore estensione.

Vediamo più nello specifico le caratteristiche vocali di Freddie Mercury.

“Il range vocale di Freddie Mercury era normale per un adulto in salute, ne più ne meno.” Christian Herbst

Così ha ha affermato Christian Herbst capo dell’ equipe di scienziati che nel 2016 ha pubblicato uno studio sulla vocalità di Freddie Mercury sulla rivista Logopedics Phoniatrics Vocology. Continua lo scienziato:

“Probabilmente un baritono che cantava da tenore con un eccezionale controllo della voce ed una personalità artistica tanto eclettica da volersi spingere ai limiti del suo sistema vocale.” Christian Herbst

Lo studio esaminò le registrazioni degli album, le interviste e si avvalse del cantante canadese Daniel Zangger-Borch, in grado di riprodurre in maniera molto fedele la voce di Mercury. Dallo studio emerse che la frequenza media del parlato si aggirava attorno ai 117.3 Hz, tipico di una voce baritonale, inoltre le corde vocali di Mercury nel vibrato erano in grado di vibrare ad una velocità superiore alla media (7.0 Hz). Dalle imitazioni richieste al cantante canadese si scoprì che Freddie Mercury utilizzava anche le subarmoniche, in questo processo non vibrano solo le corde vocali ma anche altre cartilagini. Tale fenomeno vocale è tipico di alcuni canti etnici, per esempio il canto di gola Tuva, ma viene anche utilizzato nella musica occidentale come qualità espressiva (tanto quanto il vibrato o il glissato): dai primordi del blues al rock degli anni ’60 all’heavy metal e hardcore punk che lo impiegano come tratto distintivo (quello che oggi viene definito “growl”).

Cosa ci può insegnare Freddie Mercury?

Non si può negare che il talento innato sia stato uno dei segreti del successo di Freddie Mercury ma sicuramente sono da considerare anche altri fattori. La caparbietà e l’auto-ironia furono due tratti caratteriali che lo accompagnarono per tutta la carriera, gli fornirono il coraggio di rischiare nello sperimentare nuove soluzioni musicali e portare avanti le sue idee innovative. Per saperne di più sulla carriera di Freddi Mercury leggi il mio articolo: La leggenda del rock.

La battaglia interna per l’accettazione di sé in quanto essere umano libero di essere e di esprimersi fu una seconda costante nella vita del cantante, sia nella sfera pubblica che in quella privata, battaglia che aveva origine nel suo sentire più intimo e fioriva sul palco richiamando l’attenzione del pubblico su diversi temi delicati e importanti a livello culturale e sociale. L’omosessualità e l’AIDS furono sicuramente due temi difficili da gestire per il cantante, personaggio pubblico sempre posto sotto i riflettori, e per l’uomo, figlio di una società, quella degli anni ’80, ancora pregna di pregiudizi e ignoranza.

Se di piena accettazione di sé si può parlare nel caso di Freddie Mercury possiamo dirlo con sicurezza a proposito della sua conformazione dentale che, nonostante gli causò spesso imbarazzo durante le interviste, non volle mai cambiare anzi accolse questa sua “diversità” cercando di sfruttarne gli aspetti positivi. Così ha raccontato Rudi Dolezal, produttore di diversi documentari sul cantante:

“Aveva paura che cambiando i denti sarebbe cambiato anche il suono della sua voce quindi lui era molto più preoccupato della sua voce che del suo aspetto e questo dice davvero molto sul tipo di persona che era”. Rudi Dolezal

A tale proposito consiglio la lettura di questo articolo: Freddie Mercury: Auto-accettazione e Fiducia in Sé!

Dicono di lui

Dopo la morte, Montserrat Caballé disse di lui:

«La sua tecnica era impressionante. Non aveva alcun problema di tempo, cantava con un senso del ritmo incisivo, scivolando da un registro vocale all’altro senza alcuno sforzo. Aveva grande musicalità. Il suo fraseggio poteva essere sottile, delicato e dolce o più energico e deciso. Era in grado di trovare il giusto timbro, la giusta sfumatura espressiva per ogni parola».

Il critico musicale John Harris disse:

“Quelli che fanno le classifiche dei più grandi frontmen del rock e assegnano le prime posizioni a Mick Jagger, Robert Plant e altri sono colpevoli di una terribile dimenticanza. Freddie, come dimostrato dalla sua performance dionisiaca al Live Aid, è senza dubbio il più divino tra tutti loro”.

Abbiamo inoltre due testimonianza di due colleghi di Mercury: Roger Daltrey il leader dei Who, band rock britannica, e David Bowie, cantautore e polistrumentista britannico.

Roger Daltrey descrisse Mercury come:

“Il miglior cantante rock ‘n’ roll di tutti i tempi. Poteva cantare qualsiasi cosa in qualsiasi modo. Poteva cambiare il suo stile da una strofa all’altra, talento in cui era virtuoso.”

David Bowie, al Freddie Mercury Tribute Concert, descrisse il cantante come:

“Un uomo capace di tenere il pubblico nel palmo della propria mano.”

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